NOTE STORICHE SULLA FAMIGLIA FONTI AFREDO
Nel 1800 le condizioni di vita nel Canton Ticino – in Svizzera – dal punto di vista economico, erano precarie.
Così scelta di molti fu quella di emigrare verso la vicina Italia e in vari paesi nel mondo, fino al Sud America e in Uruguay, dove infatti ci sono attualmente molti originari Svizzeri.
Il cognome Fonti è molto diffuso a Miglieglia. Pare che dal punto di vista etimologico derivi dalla parola “in fondo”, utilizzata nella parlata locale per indicare gli abitanti che vivevano appunto in fondo alla valle. Qui le case venivano costruite in gran parte in sasso e con schegge di roccia, materiali molto costosi che incentivavano l’emigrazione.
Un’alternativa molto gettonata era quella di partire come mercenari per il Re di Francia e per lo Stato Pontificio, da cui la creazione del corpo di Guardia Svizzera in Vaticano. Sul monumento del “Leone ferito” a Lucerna, un’iscrizione celebra il coraggio degli oltre 600 soldati Svizzeri caduti in difesa di Luigi XVI.
Giuseppe Fonti, maestro a Miglieglia, a fine ‘800 decise pure lui di emigrare e, dopo un periodo in Africa, si stabilì a Grignano, dove costruì una fornace per la produzione di mattoni in terracotta grazie alla buona qualità del terreno.
Giuseppe ebbe 5 figli e morì nel 1924. Il figlio Alfredo costruì una fornace sotterranea a Ruina, ma tornò a Grignano per gestire la fornace principale dopo la morte del padre. Alfredo morì nel 1925 per diabete, in un’epoca in cui non si conosceva ancora l’insulina.
Dopo la morte prematura di Alfredo, la gestione della fornace fu affidata al dott. Giuseppe Bellinello dal 1925 al 1939. In questa epoca avvenne la divisione dei beni ereditari: a Giuseppe venne assegnata la fornace, a Lucia la casa grande e a Lia la campagna e un terreno edificabile.
Gli altri figli del capostipite seguirono strade diverse: Federico fu proprietario dell’albergo “Regina Margherita”, mentre Edoardo si stabilì a Zurigo. Il figlio di Edoardo divenne geometra del comune di Lugano. Attualmente Biagina Raneri, discendente di Edoardo, abita ancora a Rovigo.
I Fonti a Grignano si sono sempre sentiti svizzeri. Durante il fascismo rifiutarono di diventare italiani nonostante le pressioni. Durante l’ultimo conflitto bellico (1940-1945) hanno issato sulla casa di via Giotto la bandiera svizzera, che le truppe tedesche hanno sempre rispettato.
Curiosità: a Granzette di Rovigo c’era un’altra fornace Fonti, gestita sempre da svizzeri, ma tra i due rami Fonti non ci sono mai stati contatti o rapporti.
